Aristofane


(445-388 a.C.?), sommo poeta della commedia greca, fu autore di quarantuno opere, undici a noi pervenute. Il testo qui ripubblicato fu insignito del «Premio Viareggio 1968» e coronato da lusinghiero successo: più volte ristampato e costantemente rivisto e migliorato, rende giustizia con “verbale” perizia all’originale greco, sconciato da una millenaria tradizione, e si avvale di una “traduzione” che ha sopperito all’assenza dello “spettacolo”, sua primaria identità.

Traduzioni integrali di Francesco Bollono e Valentino De Carlo

Sono state raccolte in questo volume le tre commedie che Aristofane ha dedicato specificamenle al sesso femminile, nei confronti del quale egli non nutrì affatto quella sincera antipatia di cui è stato spesso accusato, ma si limitò ad usare lo medesima frusta satirica altrove agitata verso gli uomini. La festa delle donne (Le Tesmoforiazuse) e Lisistrata furono rappresentate nel 411, in un momento poco felice della storia ateniese. La prima è una divertente parodia di Euripide che Aristofane immagina perseguitato da quelle stesse donne ateniesi tanto spesso colpite dalla sua misoginia. In Lisistrata, invece, viene messa in scena una delle più brillanti trovate del teatro...

Acarnesi - Cavalieri - Nuvole - Vespe - Pace - Uccelli - Tesmoforiazuse - Lisistrata - Rane - Ecclesiazuse - Pluto

Traduzione scenica e appendice critica di Benedetto Marzullo

Aristofane è un’onda fluida, generosa, invadente di riso: ma anche di attonita, sommessa pietà. Nelle sue commedie c’è malinconia, tanto più aguzza quanto sfrenato è lo sfogo: c’è un rifiuto del mondo, fragoroso, violento, offensivo. C’è la progressiva, struggente scoperta di una vitale radice, personale ma inalienabile: estremo rifugio e risorsa dell’uomo. Producendo esplosioni insaziabili di comicità, Aristofane spazia sovrano: dallo sberleffo all’ironia, dalla deformazione implacabile all’umorismo, aggressivo ma estroso, inventivo, più spesso infine...