PERCHÉ UN GIALLO AVVINCENTE SI SVOLGE (QUASI) SEMPRE IN UNA STANZA CHIUSA?
Il delitto impossibile sfida la logica. Stefano Mancini, autore di “Otto scrittori per un delitto”, ci guida nel fascino e nella storia del giallo a camera chiusa
di Salvatore Galeone, su Libreriamo
Una porta sbarrata dall’interno, finestre intatte, nessun segno di forzatura e, nel cuore della stanza, un cadavere. Da quasi due secoli, il mistero a camera chiusa rappresenta il vertice della sfida intellettuale nel genere giallo e nella letteratura poliziesca: un congegno a orologeria in cui la logica pura si scontra con l’illusione dell’irrealizzabile. Non si tratta soltanto di scoprire chi sia il colpevole, ma di decifrare come sia stato possibile compiere un delitto che la realtà sembra dichiarare impossibile.
A raccogliere questa classica eredità è lo scrittore Stefano Mancini, autore del romanzo Otto scrittori per un delitto (Newton Compton Editori). Nel suo libro, ambientato tra le mura di un castello isolato da una tempesta di neve, la morte apparentemente naturale della vittima in una stanza inaccessibile innesca i sospetti e l’indagine ostinata della protagonista Rebecca Altamura.
In questo intervento, Mancini ripercorre l’evoluzione del delitto della camera chiusa, svelandone le radici e i meccanismi: dalle origini ottocentesche plasmate dal rigore deduttivo di Edgar Allan Poe al decalogo stilato da Ronald Knox, passando per i capolavori di John Dickson Carr fino alla fascinazione che questo enigma continua a esercitare sui lettori di oggi.
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27/10/2026