IL FANTASMA DI VENEZIA DI MATTEO STRUKUL
Intervista all'autore
di Massimo Maugeri, su Letteratitudine
Con Il fantasma di Venezia (Newton Compton, 2026), Matteo Strukul conclude la trilogia che ci ha condotti nella Venezia del Seicento, tra congiure, vendette, intrighi di potere e passioni destinate a lasciare il segno. Questa volta, sullo sfondo della terribile pestilenza del 1630, la Serenissima si rivela una città sospesa tra splendore e morte. Un mondo affascinante e spietato, ricostruito
attraverso un accurato lavoro di ricerca storica e restituito al lettore con il passo avvincente del romanzo d’avventura. Ho incontrato Matteo per una conversazione che parte dalla genesi del libro e dai documenti che ne hanno alimentato la scrittura, attraversa i personaggi che popolano questo affresco veneziano e si spinge fino al prossimo progetto narrativo dell’autore…
– Matteo, partiamo come sempre dall’inizio, ovvero dalla genesi del libro. Sappiamo che questo nuovo romanzo conclude la tua trilogia dedicata alla Venezia del Seicento, ma… come nasce in particolare la storia de Il fantasma di Venezia? Da quale idea, spunto esigenza o fonte di ispirazione?
In verità nasce dal desiderio di chiudere il grande affresco cominciato con La congiura delle vipere e La vendetta dei leoni di Venezia. Il Fantasma di Venezia può essere letto anche come romanzo d’avventura autoconclusivo, naturalmente, ma allo stesso tempo chiude la grande saga cominciata con i precedenti due volumi e in particolare penso alla storia d’amore fra El Caigo e Chiara Varotari, alle faccende lasciate in sospeso dall’Invelenada, alle speranze di Rea e Marco Barbaran. Insomma è un affresco corale sulla Venezia del Seicento, che in questa terza puntata ci appare devastata dalla peste del 1630. Rimane una città dal fascino ambiguo ma mozzafiato, caratterizzata da intrighi e lotte di potere, da arte e pugnali, da veleni e profumi, appunto, e anche da quella sua laguna che, come uno specchio liquido, ci restituisce l’immagine di un mondo magnifico e spietato insieme.
– So che, come per gli altri tuoi libri, hai svolto un’intensa attività di studio e ricerca propedeutica alla scrittura del romanzo? Cosa puoi dirci da questo punto di vista?
Be’ la ricerca si è focalizzata su alcuni filoni specifici: penso alla pestilenza del 1630 e alle conquiste della medicina del tempo, quindi non sono mancate consultazioni di testi antichi come il Fasciculus Medicinae di Johannes de Ketham stampato proprio a Venezia nel 1493.
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26/10/2026