Charles Baudelaire


nato a Parigi nel 1821, a soli diciannove anni abbandonò la famiglia e iniziò una vita sregolata e bohémienne, segnata anche da difficoltà economiche e dall’uso dell’alcol e delle droghe. Partecipò alla rivoluzione del ’48, ma presto si allontanò dagli ideali socialisti. Tra il 1864 e il 1866 visse in Belgio. Morì a Parigi nel 1867. La Newton Compton ha pubblicato I Fiori del Male e tutte le poesie, Paradisi artificiali e la raccolta Tutte le poesie e i capolavori in prosa.

A cura di Massimo Colesanti
Traduzione di Claudio Rendina
Edizione integrale con testo francese a fronte


La poesia di Baudelaire non cessa di apparire di una sconcertante modernità. Questi versi, nei quali fino a qualche decennio fa si tendeva a scorgere, sulla scia della leggenda post-romantica, il cantore del peccato, del satanismo e delle sensazioni squisite, rivelano oggi uno scrittore che ci manifesta tutta la sua novità interiore, il suo percorso spirituale, molto al di là del realismo romantico, delle evanescenze esotiche, delle ironiche fantasie grottesche.

Prefazione di Enrico Malizia

Pubblicato nel 1851 e inserito dieci anni dopo insieme agli scritti Sul vino e sull'hashish, che qui presentiamo, nel volume I paradisi artificiali, questo testo provocatorio e rivoluzionario scardinò i canoni dell'estetico tradizionale, aprendo la strada a una concezione del bello e dell'arte totalmente nuova: al fumatore d'hashish si offre infatti per Baudelaire la possibilità di accedere a un'esperienza estetica estremamente più ampia di quella concessa all'individuo in condizioni di completo controlla delle proprie facoltà fisiche e psichiche. In questo nuova universo vengono infatti accolti oggetti apparentemente insignificanti, talvolta manifestamente "brutti", che fanno comunque parte del quotidiano e...

Traduzione integrale e cura di Paolo Guzzi

È questo uno degli scritti raccolti nel volume I paradisi artificiali, pubblicato nel 1861, insieme ad altri saggi sul vino e sull'hashish. È un testo piuttosto insolito, una lettura ragionata e critica e insieme una traduzione di numerosi passi delle Confessioni di un oppiomane inglese, pubblicato una quarantina di anni prima da Thomas De Quincey. Quest'opera fornì a Baudelaire l'occasione per ribadire la propria teoria estetica: per Baudelaire, come per De Quincey, l'oppio induce chiarezza mentale, acuisce le potenzialità del genio, stimola al sogno, suscita immagini feconde e colte fantasticherie. Solo in seguito ad assuefazione il processo immaginativo diviene sempre meno dominabile e si...

Del vino e dell’hashish · Il poema dell’hashish · Un mangiatore d’oppio

Introduzione di Massimo Colesanti
Edizione integrale


Il consumo di sostanze stupefacenti ha un peso centrale nell’esperienza poetica ed esistenziale di Baudelaire. Quando scrive le sue pagine sull’hashish – di cui condanna l’abuso – egli non ha mai intenti moralistici, ma essenzialmente estetici. Quello che a lui interessa è il potenziamento della creatività poetica attraverso l’ebrezza artificiale; quello che lui odia e teme è il risveglio, è la desolazione, è l’inferno della degradazione. Si disegna qui il dramma personale di Baudelaire, la sua consapevolezza di essere e di sentirsi lacerato fra i due opposti richiami di Dio e Satana, fra l’aspirazione a...

• I Fiori del Male • I relitti • Poesie diverse • Amoenitates belgicae • Lo Spleen di Parigi • Paradisi artificiali • La Fanfarlo • Scritti intimi

A cura di Massimo Colesanti
Edizioni integrali con testo francese a fronte


Charles Baudelaire, tra i poeti oggi più amati e letti, ha rinnovato con grande originalità i canoni tradizionali della poesia e della prosa gettando le basi della letteratura moderna. I suoi versi – come disse Valéry – sono un mélange di solennità, di calore e di amarezza, di eternità e di intimità, una combinazione di carne e spirito, un’alleanza rarissima della volontà e dell’armonia.Minato fin dall’infanzia dalle contraddizioni più laceranti – l’orrore e l’estasi della vita, il sentimento di un destino...