IL POTERE DEI SENTIMENTI


Felicia Kingsley su Tuttolibri

IL POTERE DEI SENTIMENTI

 

Sono cresciuta a Barbie e romanzi rosa voglio che li leggano anche i maschi

L'autrice italiana da un milione di copie e più visualizzata su TikTok racconta la storia del "suo" genere e svela che il segreto per scrivere storie d'amore lo ha imparato dal suo prof di scienza delle costruzioni 

FELICIA KINGSLEY

Secondo la stampa e gli osservatori del mercato editoriale siamo entrati nella stagione della fioritura del genere romance. Io, che ne sono sempre stata una lettrice per poi diventarne autrice, ho avvertito la nascita di nuovi germogli editoriali, come è il caso dei manga, ma solo l'alternarsi delle stagioni nella narrativa mainstream e di genere. Il romance è sempre stato presente sugli scaffali delle librerie e si è ramificato in molti altri sottogeneri, sempre afferenti alla sfera dei romanzi d'amore, analizzando i sentimenti e le relazioni in tutte le loro declinazioni che ciclicamente emergono: lo young adult e il new adult di cui oggi Colleen Hoover è la prima rappresentante, l'eròtico, i forbidden romance, gli storici, le commedie romantiche, il chick-lit, i romance LGBTQ+, il paranormal romance tipo la saga Twilight...

Quello che percepisco più chiaramente è per certo il tramonto di alcuni tabù, soprattutto in Italia dove, scrittrici di talento del passato come Carolina Invernizio, la Liala di D'Annunzio o la sempre troppo sottovalutata Brunella Gasperini, hanno dovuto patire lo stigma della serie B. La maggiore produzione di romanzi e la recente scalata delle classifiche dei libri più venduti in tutto il mondo sono arrivate come uno tsunami qui da noi, dove la critica tradizionale più di una volta si è fatta trovare impreparata per accogliere senza pregiudizi fenomeni di rapido e sensibile allargamento del gradimento. 

Leggere romance è solo uno sciocco divertimento; un intrattenimento senza costrutto; ma cosa siamo diventati; perché dovremmo sorbirci questa robaccia; ma insomma ti rendi conto che le nuove generazioni stanno leggendo questi, chiamiamoli, romanzi? Sono frasi che risuonano ovunque; a pronunciarle spesso sono quelli preoccupati dall'onda lunga del fenomeno editoriale che ha trovato il suo naturale mezzo di comunicazione e amplificatore di consenso sui social. Vittime innocenti, lettrici e lettori spesso giovanissimi, che hanno scelto di abbandonare per qualche ora l'utilizzo dei loro device, per dedicarsi alla lettura. Un vero scandalo, una deriva da condannare o addirittura mettere al bando. Ma il caso vuole che ci siano anche moltissimi genitori, docenti e amanti della lettura illuminati che, saggiamente, hanno adottato la sana pratica della sospensione del giudizio. Giudizio e censura li vorremmo lasciare a chi per la lettura non ha coltivato la passione. 

Certo è che i mezzi di comunicazione ad alto tasso democratico hanno avuto un ruolo primario nella crescita dei fenomeni di massa. C'erano una volta i blog, i gruppi su Facebook, poi è arrivato Instagram e da qualche tempo TikTok: i canali di diffusione e scambio di informazioni sono diventati tanti e alternativi ai media tradizionali, se non addirittura primari per le generazioni più giovani, come la Z e l'Alpha. Io sono una Millennial, nata analogica, cresciuta digitale e ho potuto assistere a questa transizione. Lettrici e lettori di romanzi d'amore ci sono sempre stati, ma solo i giovani di adesso non subiscono lo stereotipo, anzi, sono diventati parte attiva del fenomeno tanto da arrivare a indirizzare la produzione editoriale. 

Ma, tornando alla radice, perché il genere romance è così popolare? I romance parlano d'amore, e l'amore è un'esperienza che più o meno tutti si ritrovano a vivere, poche o molte volte, con soddisfazione o patimenti. Le emozioni sono abbastanza simili per ognuno di noi, ma ogni storia è unica e sfido chiunque a ritenere la propria (o le proprie) la copia di altre. Ho perso il conto dei messaggi ricevuti in questi anni di persone che mi scrivono: «Sai, Felicia, dovresti scrivere la mia storia perché è da romanzo». Io non ho deciso a tavolino di scrivere romance, non esiste un tabellone del Risiko narrativo davanti al quale si decide che genere scrivere in base alle opportunità. È l'idea che si ha in testa che comanda e le idee che la mia immaginazione ha cominciato a produrre riguardavano persone che si innamoravano. I miei modelli di rifermento sono le commedie cinematografiche che hanno plasmato la mia cultura pop durante l'adolescenza: Notting HillPretty womanSe scappi ti sposoIl diario di Bridget Jones e, più avanti, L'amore non va in vacanza o II diavolo veste Prada. Le rom-com sono arrivate dopo un'infanzia in cui sono cresciuta a pane, Barbie, MTV e classici Disney. Il tutto condito dalla passione per la lettura nata quando avevo nove anni e alimentata grazie alla tessera della biblioteca, tappa fissa di ogni mio sabato pomeriggio. Ho pianto tutte le mie lacrime con Una ragazza fuori moda della Alcott, perché Polly - la ragazza fuori moda - ero io. Ero anche Becky Bloomwood, la shopping-dipendente di Sophie Kinsella, ero Tom il costruttore protagonista deiPilastri della Terra al quale dicevano «La cattedrale che vuoi costruire è un progetto impossibile»; ero anche Emma, l’anti-eroina di Jane Austen, perché non si può piacere a tutti. Quando scrivo, a guidarmi sono loro, i libri che ho letto, i film che ho visto. 

Le mie sono storie d'amore dove lo humor e la presenza di situazioni paradossali non devono mai mancare, le suggestioni romantiche arrivano dalla tradizione favolistica e l'innamoramento ha il ritmo lento e il sapore antico di Jane Austen; le protagoniste sono imperfette, consapevoli dei propri difetti e determinate; se vogliono toccare le stelle non aspettano che sia qualcuno a prendergliele, e preferiscono non salire sulle spalle di qualcun altro per arrivarci. Sono protagoniste con una spiccata propensione al problem solving e non cercano salvezza nell'amore, né vedono l'amore come chiave di riscatto. Le relazioni di cui racconto sono paritarie, sane: tra i due innamorati c'è prima di tutto rispetto reciproco e nessuno cerca di prevaricare l'altro o sminuirlo. I romance, che molti considerano storie uguali una all'altra, dove arriva sempre il lieto fine, sono il posto dove andiamo a cercare la nostra storia; cerchiamo di capire cosa ci piace in una relazione e cosa no; decodificare il linguaggio del cuore, come si scontrano raziocino ed emozioni. Come diceva il mio professore di scienza delle costruzioni quando ci spiegava le travi iperstatiche: «Noi, qui, studiamo la regola generale, ma nella professione vi occuperete esclusivamente di casi particolari perché ogni progetto ha le sue peculiarità. Risolvere i casi particolari significa applicare le regole generali fuori dagli schemi». Presentare due personaggi e farli innamorare è la regola alla base del romance, ma ogni romanzo è un caso a sé. 

La suddivisione tra libri per ragazzi e libri per adulti è caduta anche grazie ai social, ora la sfida è arrivare anche al pubblico maschile. Altrimenti passa l'idea che agli uomini non interessi l'amore, ma credo che leggendo un romance troverebbero molte risposte alle domande che si pongono sull'universo femminile.

 


13/05/2023

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