L'autore

avvocato e appassionato collezionista dell’Ottocento, si dedica da anni alla riscoperta dei pittori che dalla fine del Settecento agli inizi del Novecento hanno ritratto Roma e la sua campagna, riproponendone le opere in pubblicazioni e in mostre. Con Rigel Langella ha scritto I pittori dell’immaginifico e Latina Tellus. Per la Newton Compton ha già pubblicato La Campagna romana. Immagini del passato, Viaggio a Roma e nella sua campagna e I pittori della Mal’Aria; in collaborazione con Vittorio d’Erme e Paolo Emilio Trastulli, Le Paludi Pontine, un mondo scomparso; con Nello Nobiloni, I Castelli Romani. Immagini del passato e con, Carlo Bernoni, Roma scomparsa nelle fotografie di Ettore Roesler Franz.

Renato Mammucari
Ottocento romano

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ISBN 978-88-7983-284-7
Pagine 528
Euro 41,32 33,06



Quest'Italia n. 247

Argomenti: Arte - Storia

La pittura italiana dell’Ottocento – e in particolare quella romana – è stata per lungo tempo liquidata troppo affrettatamente come «regionale», conseguenza dell’errato pregiudizio di un «provincialismo pittorico» che la relegava in una posizione di netta inferiorità rispetto a quella del resto d’Europa. Da qui il diffuso disinteresse per il nostro Ottocento, perlomeno sino a qualche decennio fa, della critica ufficiale che solo di recente sta tentando una rilettura di quel «fenomeno» ancora in gran parte inesplorato e che promette più di una sorpresa. È la prima volta che la pittura romana dell’Ottocento viene esaminata nell’intero arco temporale dal Neoclassicismo al Divisionismo; queste brevi e concise sollecitazioni potranno quindi essere di stimolo ad approfondire quella lunga stagione pittorica romana.
Tutti i pittori, italiani e stranieri, che vissero e operarono a Roma durante l’intero secolo xix ci hanno lasciato una infinità di opere che rappresentano un caleidoscopio in cui, con l’aiuto indispensabile della nostra sensibilità, potremo ricostruire le ansie, i successi e i disinganni di una intera generazione di artisti. Questa è la chiave di lettura con cui vanno guardati i numerosi e significativi quadri qui riprodotti, diversi per autori, tecnica e impianto, nei quali tuttavia il sentimento, più che l’occhio attento dell’osservatore, riuscirà a intravedere i fremiti di un’epoca, tessere indispensabili per l’esatta comprensione degli uomini che la vissero e degli ideali che la resero diversa dalle altre e quindi unica e degna di essere salvata. Questa rassegna di vere e proprie pagine pittoriche ne è la riprova e sta a ricordare ancora una volta, come diceva il Costa, che un quadro non è una pagina ma «un volume di cui ogni pagina è scritta in trasparenza».