L'autore

nacque a Firenze nel maggio del 1265. Proveniva da una famiglia della piccola nobiltà guelfa fiorentina, di limitate risorse economiche, ma poté ugualmente attendere a regolari studi e frequentare gli ambienti colti della sua città. Partecipò attivamente alla vita politica fino a entrare a far parte dei Priori, la massima carica del governo fiorentino. Guelfo bianco, sostenne strenuamente contro i Guelfi neri l’indipendenza del Comune dalle ingerenze del pontefice. Per la sconfitta della sua parte politica visse in esilio dal 1302 alla morte, avvenuta a Ravenna nel 1321, coltivando sempre la vana speranza di rientrare in patria. La Newon Compton ha pubblicato Tutte le opere di Dante in un volume unico e la Divina Commedia.

dello stesso autore:

Dante Alighieri
Divina Commedia

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ISBN 978-88-541-1788-4
Pagine 672
Euro 8,00 6,40



Grandi Tascabili Economici n. 586

Argomenti: Poesia

Introduzione di Italo Borzi
Commento a cura di Giovanni Fallani e Silvio Zennaro
Edizione integrale


Cento canti di altissima poesia: la Divina Commedia è il capolavoro della letteratura italiana, l’opera immortale del nostro sommo poeta, commentata in questa edizione – che riproduce il testo critico secondo l’ultima vulgata stabilita da Giorgio Petrocchi – da Giovanni Fallani e Silvio Zennaro. Il primo a definire “divina” la Commedia di Dante fu Boccaccio; il titolo Divina Commedia risulta per la prima volta in una edizione del 1555. Da allora fu accettato da tutti e consacrato dall’uso. Il senso del viaggio dantesco nell’Oltretomba può essere rintracciato nella discussa Epistola a Cangrande della Scala – al quale l’autore dedica il Paradiso – in cui Dante spiega di aver voluto mostrare agli uomini che l’unico modo per elevarsi dalla loro condizione di peccatori e per conquistare la verità e la salvezza è quello di affidarsi al retto uso della ragione. La sua, dunque, è una sorta di missione che mira a sollevare l’umanità tutta dal suo stato di miseria.

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sí forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.»