L'autore

(pseudonimo di Ettore Schmitz) nacque a Trieste nel 1861. Fu il primo scrittore italiano a interessarsi alle teorie psicoanalitiche di Freud, che proprio allora cominciavano a diffondersi in Europa. Fu grande amico di Joyce, che lo fece conoscere a livello internazionale, e di Montale, che in Italia ne intuì per primo le eccezionali doti di narratore. Morì nel 1928. Di Svevo, la Newton Compton ha pubblicato La coscienza di Zeno, Senilità, Una vita, I racconti e, nella collana “I Mammut” il volume unico Tutti i romanzi e i racconti.

dello stesso autore:

A cura di
Mario Lunetta

poeta, narratore e saggista, ha pubblicato numerose opere di poesia e di critica, raccolte di racconti e romanzi. Per la Newton Compton ha curato le principali opere di Italo Svevo e Al Paradiso delle Signore di Émile Zola, e nel 2008 ha dato alle stampe il romanzo La notte gioca a dadi.

Italo Svevo
I racconti

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ISBN 978-88-541-3484-3
Pagine 480
Euro 4,90 3,92



Grandi Tascabili Economici n. 728

Argomenti: Narrativa italiana

A cura di Mario Lunetta
Edizioni integrali


Incoraggiato dal genio di James Joyce, e sostenuto da Montale in un momento in cui era ignorato dalla critica, Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo, è oggi considerato uno dei più importanti narratori italiani del primo Novecento. Questo volume raccoglie i racconti che scrisse nell’arco della sua intensa attività letteraria, stroncata dal terribile incidente stradale in cui perse la vita il 13 settembre del 1928. Da La tribù (1897) a Il vecchione, rimasto incompiuto e pubblicato postumo, passando per testi come L’assassino di via Belpoggio (1890), La madre (1924), Una burla riuscita (1926), Vino generoso (1927), l’antologia riassume tutte le tematiche che hanno contraddistinto l’opera del grande autore triestino: l’inettitudine e la mediocrità piccolo borghese, i vizi e le nevrosi dell’uomo comune. Un testo fondamentale che svela, tra l’altro, pagina dopo pagina, l’importanza dell’incontro tra l’autore e la psicoanalisi.

«La tribù s’era fermata. Aveva trovato in mezzo al deserto un vasto paese ricco d’acqua, di prati e d’alberi, e, involontariamente, senza che nessuno lo proponesse, invece di farvi una delle solite soste fugaci, aveva messo radice in quel paradiso, era stata avvinghiata dalla terra e non aveva più saputo staccarsene.»