L'autore

pseudonimo di Henri Beyle (Grenoble 1783 - Parigi 1842), partì giovanissimo per Parigi. Visse poi a lungo in Italia finché, nel 1821, tornò a Parigi e iniziò a collaborare con varie riviste. Eletto console a Civitavecchia dopo la rivoluzione del 1830, si dedicò con più libertà alla letteratura. Nel 1841, malato e stanco, chiese un congedo e tornò a Parigi, dove continuò a lavorare fino al giorno della sua morte, avvenuta nel marzo 1842.

dello stesso autore:

Introduzione di
Attilio Scarpellini

è presidente e socio fondatore dell’agenzia giornalistica Lettera 22. Giornalista e critico attento ai temi di cultura e di spettacolo, scrive per «il Diario», collabora alla redazione di «Nuovi Argomenti» e al settimanale «Carta» ed è vicedirettore del mensile «Tempo Presente». Come traduttore ha curato opere di Stendhal, Mallarmé, Maupassant, Drieu La Rochelle.

Stendhal

Ebook: La Certosa di Parma




ISBN 978-88-541-3688-5
Pagine 513
Euro 0,99

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Ebook classici Ebook n. 152




Introduzione di Attilio Scarpellini
Traduzione di Ferdinando Martini
Edizione integrale

Considerata, insieme a Il rosso e il nero, l’opera migliore di Stendhal, scritta in poco più di un mese e mezzo, dopo lunghi anni di studi, raccolta ed elaborazione di una gran quantità di materiale storico, documentario e cronachistico del Cinquecento e del Seicento, La Certosa di Parma venne entusiasticamente accolto da Balzac all’epoca della sua pubblicazione nel 1839. Ma la vicenda squisitamente romantica di Fabrizio Del Dongo rompe i confini del romanzo storico e tracima in un inno appassionato alla felicità del singolo, anche a dispetto delle sconfitte della storia. Romanzo d’amore e insieme di cappa e spada, con tanto di duelli e avvelenamenti, La Certosa di Parma è un libro dominato dall’incanto magico della passione, è la geniale improvvisazione nella quale uno scrittore giunto ormai alla fine della vita celebra e reinventa la propria giovinezza.

«Possibile che sia una prigione? – si domandò Fabrizio guardando l’immenso orizzonte dalle Alpi bellunesi al Monviso, tutta la grande catena delle Alpi, i picchi nevosi, e il gran cielo stellato – e anche una prima notte di prigione? Ora capisco come Clelia si compiaccia di questa solitudine aerea! Qui veramente s’è mille miglia al di sopra di tutte le meschinità e le malvagità di laggiù…».